Caregiver, deve essere convivente per non rischiare il posto?

Se stai facendo da badante ad un tuo familiare non convivente e non sai come districarti tra impegni lavorativi e impegni familiari, ecco un articolo di approfondimento per conoscere i tuoi diritti, le agevolazioni e i rischi nel caso in cui non si rispetti correttamente la normativa riguardante il caregiver non convivente.

Lo sapevi che il caregiver che non abita con l’assistito può rischiare il posto di lavoro? Il caregiver, con la Legge 104, ha diritto a 3 giorni al mese di permesso dal lavoro. Tuttavia, la Cassazione lo ha ribadito più volte attraverso diverse sentenze, se durante il permesso di lavoro il caregiver fa altro, oltre ad occuparsi della persona assistita, può essere licenziato.

Attenzione però a non fare confusione con il congedo straordinario per il caregiver. La Legge 104 infatti permette al lavoratore di avere a disposizione due anni per occuparsi di una persona in difficoltà. Però in questo caso ci sono delle limitazioni ben precise: per poterne usufruire l’assistito deve avere un handicap molto grave e il caregiver deve essere convivente. Il congedo straordinario della durata di due anni infatti è riconosciuto solo se c’è un’assistenza continuativa, cosa che un caregiver non convivente non riuscirebbe a garantire.

Il caregiver familiare quindi deve essere convivente obbligatoriamente nello stesso appartamento? No, caregiver e assistito possono anche vivere nello stesso stabile, ma all’interno di unità abitative differenti. Se la distanza è maggiore non si ha più diritto al congedo straordinario.

Per essere certi di non perdere queste agevolazioni è importante quindi conoscere bene come caregiver la Legge 104 e il Decreto Legislativo 119 del 2011.

Caregiver e legge 104

La Legge 104 del 1992 stabilisce i principi relativi ai diritti e all’assistenza a persone non autosufficienti. In particolare:

  • il caregiver assiste un familiare con disabilità grave, o un assistito che abbia subito la ridotta autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessaria un’assistenza continuativa
  • la persona a cui si presta assistenza non può essere ricoverata per un tempo pieno;
  • il lavoratore che offre il proprio supporto deve essere il coniuge o un parente o affine entro il secondo grado;
  • l’assistito, se lavora, può usufruire dei permessi della Legge 104 e scegliere, per la propria assistenza, un solo lavoratore;
  • se è il figlio ad avere necessità di supporto, il diritto è riconosciuto a entrambi i genitori, ma questi devono usufruirne alternativamente
  • L’articolo 33 della suddetta legge affronta nello specifico la questione dei 3 giorni di permesso al mese che spettano al caregiver lavoratore. I 3 giorni possono essere continuativi, retribuiti e coperti da contribuzione figurativa.

Il Decreto Legislativo 119 del 2011 e il congedo straordinario

Se l’assistito ha un handicap grave, il caregiver lavoratore può chiedere il congedo straordinario.

Il congedo può essere richiesto fino a coprire due anni di tempo, anche in maniera frazionata. Il periodo di congedo straordinario è retribuito.

In questo caso il caregiver deve convivere con l’assistito.

Il caregiver deve essere quindi convivente?

Come specificato nel Decreto Legislativo 119 del 2011, il caregiver familiare deve essere convivente per ottenere il congedo straordinario retribuito della durata di due anni, ma questo non è necessario per godere invece dei 3 giorni mensili di permesso retribuito.

Non è dunque necessario che il caregiver sia un convivente dell’assistito: ciò che definisce la figura di caregiver è la sua disponibilità continuativa a svolgere mansioni di assistenza e cura a titolo gratuito nei confronti di una persona non autosufficiente.

Di solito in particolare le mansioni svolte sono:

  • Assistenza diretta: occuparsi del bucato, vestire il malato, preparare i pasti, occuparsi delle pulizie della casa ecc.
  • Assistenza indiretta: seguire le pratiche burocratiche e amministrative che lo riguardano
  • Sorveglianza attiva: garantire l’incolumità dell’assistito supportandolo, sorvegliandolo e rendendo l’ambiente domestico funzionale alle sue necessità
  • Sorveglianza passiva: trasmettere le informazioni necessarie ai sanitari che hanno in cura l’assistito

Se non puoi occuparti direttamente dell’assistito: come affidarsi ad un badante

Sei un caregiver non convivente e ti stai rendendo conto che il tuo assistito necessita di una persona convivente h24 per stare in sicurezza e condurre una vita serena? Se non riesci a fornire questo tipo di supporto per i tuoi impegni familiari e lavorativi la soluzione ideale è quella di rivolgerti ad un professionista: un badante che abbia esperienza e che possa convivere con il tuo assistito.

In questo modo potrai fornire un’assistenza qualificata al tuo assistito e riuscirai a bilanciare meglio il tuo lavoro e i tuoi impegni familiari.

Una soluzione efficace può essere quella di proporre alla tua azienda la piattaforma di LianeCare che consente ai dipendenti di trovare assistenti familiari qualificati (badanti, colf, baby sitter e pet sitter)  in maniera rapida e intuitiva.

Come dipendente potrai inserire il tuo annuncio di lavoro nella piattaforma, specificando le tue necessità e preferenze. LianeCare provvederà a metterti in contatto con il professionista più adatto alle tue esigenze.

Molto spesso la soluzione più adatta per assistere un caro non autosufficiente è chiedere aiuto a personale qualificato, anziché sobbarcarsi di impegni difficili da sostenere.

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