Caregiver familiare e badanti a domicilio: le differenze

La parola caregiver, di origine anglosassone, viene tradotta come “colui che si prende cura“ e viene utilizzata  con l’aggiunta del termine “familiare o informale” per indicare le persone che si prendono cura dei familiari. Quindi, il caregiver familiareè una persona di famiglia – un figlio, un coniuge o un parente – che accudisce un individuo in una situazione di non autosufficienza. Il caregiver informale o assistente familiare svolge diverse mansioni per il soggetto in difficoltà senza alcuna retribuzione e in modo continuativo:

  • cura della persona in assistenza diretta (lavare, vestire, nutrire, occuparsi delle mansioni domestiche);
  • disbrigo di pratiche amministrative che fanno parte dell’assistenza indiretta;
  • sorveglianza attiva (nel caso in cui vi siano delle situazioni di pericolo per l’assistito;
  • sorveglianza passiva (quando il caregiver contatta personale specializzato come infermieri per risolvere un problema di tipo sanitario dell’assistito);

Le stesse funzioni precedentemente elencate, le svolgono anche i/le badanti a domicilio o assistenti domiciliari ma lo fanno in qualità di vere e proprie figure professionali chiamate a lavorare per prendersi cura di un individuo non autosufficiente, svolgere varie mansioni di assistenza e spesso convivere con l’individuo da assistere.

Perciò, il caregiver non familiare viene chiamato nel momento in cui nessun familiare ha la possibilità di assistere la persona in difficoltà. Spesso perché i familiari lavorano e quindi necessitano di qualcuno che si prenda cura della persona quando non ci sono. O quando invece l’assistito non vive con gli altri familiari e necessita di assistenza tutto il giorno e anche la notte.

Caregiver familiare, come fare domanda e requisiti per il riconoscimento

Perché lo Stato riconosca ad una persona lo status di caregiver familiare, devono sussistere determinate condizioni spiegate bene nel Disegno di Legge n. 2128 che qui riportiamo:

«In ambito domestico, coloro che si prendono cura volontariamente e gratuitamente di un familiare o di un affine entro il secondo grado ovvero di uno dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n. 184, che risulti convivente e che, a causa di malattia, infermità o disabilità, è riconosciuto invalido civile al 100 per cento e che necessita di assistenza globale e continua ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per almeno 54 ore settimanali, ivi inclusi i tempi di attesa e di vigilanza notturni, è riconosciuta, qualora ne faccia richiesta, la qualifica di caregiver familiare».

In sostanza, i requisiti del caregiver familiare sono:

  • essere un familiare convivente;
  • prestare assistenza continuativa in forma gratuita.

Nel momento in cui si è appurato di rientrare nella definizione di caregiver familiare, come precedentemente espresso, si può anche fare domanda per richiedere un indennizzo di tipo pensionistico. Nello specifico se si è caregiver da almeno sei mesi e si hanno 30 anni di contributi pensionistici si può fare domanda di pensione anticipata, la cosiddetta “Ape”. In tal modo le persone possono andare in pensione a 63 anni se hanno 30 o 36 anni di contributi. Importante però è consultare la Legge di Bilancio dove vi sono elencate le categorie di lavoratori che possono accedere a questo indennizzo.

Il peso psicologico e fisico dell’assistenza familiare

Chiaramente prendersi cura di una persona con cui si convive e che non è autosufficiente, comporta un discreto impegno e nel tempo può diventare una situazione difficilmente sostenibile sia fisicamente (in quanto spesso le persone da assistere devono anche essere sollevate dal letto, mantenute in piedi per lavarle ecc.) sia un peso psicologico. Ecco perché è importante che chi assiste si conceda dei momenti di svago, cerchi aiuto in altre persone a cui delegare alcune mansioni, vigili su se stesso/a perché non si vada in uno stato di depressione. Ecco perché sempre più, in molte famiglie, si sta facendo strada la presenza di assistenti domiciliari non familiari ma a pagamento, per venire in aiuto lì dove la situazione diventa insostenibile.

Servizio badanti a domicilio per i dipendenti di una azienda

Molte aziende si sono rese conto di avere dipendenti con questo tipo di problematiche e,  per sostenere i propri lavoratori, si sono rivolte a realtà specializzate in servizi di welfare aziendale e caregiving come Liane Care che seleziona solo badanti a domicilio con i requisiti per fare la badante. Ovvero:

  • essere convivente e/o prestare assistenza continuativa con regolare contratto.

 In effetti, quando un dipendente convivente con familiare disabile non autosufficiente  viene sostenuto con l’aiuto di assistenti domiciliari, spesso riesce ad entrare in una nuova dimensione più serena. Infatti, l’assistente domiciliare, se professionale ed empatico nell’instaurare un buon rapporto con l’assistito, può acquisire con il tempo lo stesso livello emotivo di un caregiver familiare che svolge anche delle funzioni di socializzazione importanti per chi riceve le cure. Per questo è importante, nella ricerca di un assistente domiciliare, affidarsi a realtà competenti capaci di individuare persone affidabili e professionali. Anche questo vuol dire “avere cura”.

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