Gestione del credito residuo nei piani di welfare aziendale

In questo articolo scoprirai cosa è il credito welfare, come può essere utilizzato e come gestire i residui.

Credito welfare in cosa consiste e come utilizzarlo

Nell’ambito imprenditoriale, negli ultimi anni, è sempre più diffuso l’uso del credito residuo. Un fenomeno che tocca medie e grandi aziende e che comporta benefici sia per dipendenti che per imprenditori. I lavoratori ricevono sotto forma di un buono determinati beni e servizi che si aggiungono allo stipendio.

L’azienda, di conto suo, usufruisce di agevolazioni fiscali. I voucher forniti dalle aziende coprono un range molto ampio e aiutano i lavoratori ad aumentare il potere di acquisto. Tra questi troviamo voucher per spese sanitarie, rette scolastiche, agevolazioni per acquistare su specifici siti online, per usufruire di corsi e percorsi formativi, servizi per gli anziani, smart mobility e crediti di viaggio.

Il credito welfare è stato introdotto in Italia con la Legge di stabilità del 2016 ed è diventato a poco a poco sempre più diffuso.

I vantaggi del credito welfare

La serie di servizi e beni erogati ai dipendenti rappresentano sostanzialmente, per le aziende, una forma di retribuzione defiscalizzata. Un vantaggio che diventa più grande per i lavoratori, dal momento che le aziende, in particolar modo le PMI (le imprese di dimensioni più piccole) riescono ad ottenere dei buoni con erogatori di servizi e beni esterni all’azienda a prezzi convenienti. Parliamo, in questo caso, di esternalizzazione.

Gestione del credito welfare residuo

I servizi ed i bonus erogati attraverso il welfare aziendale hanno un periodo specifico di validità, pertanto, sono soggetti allo scadere dell’anno. Ciò comporta che non sempre vengano utilizzati del tutto e può capitare che ne rimanga una parte non spesa per il valore corrisposto ai beni e i servizi. Parliamo, quindi, di credito welfare residuo.

Accade che le imprese si chiedano spesso come gestire questa situazione. L’Agenzia delle Entrate ha dato un’indicazione con la risposta n.311 del 30/04/21 affermando che «si ritiene che il lavoratore possa accumulare tale credito con quanto maturato nel secondo anno, vale a dire nel limite temporale di validità del piano, e a condizione che tali somme non siano in ogni caso convertibili in denaro».

L’Agenzia delle Entrate si è poi espressa anche riguardo l’eventualità di monetizzare i residui di credito welfare specificando che è vietata tassativamente la monetizzazione dei residui derivanti dal welfare, a meno che non si parli di crediti welfare che derivano dalla conversione di un premio di risultato.

Nel caso in cui accada, allora alla conversione verrà applicata un’imposta sostitutiva del 10%. Si avrà così un bonus di minor valore per il dipendente e l’azienda dovrà pagare un’imposta dal momento che il welfare aziendale non è sottoposto ad alcuna tassazione.

Ecco perché, in genere, la via preferenziale è quella di cumulare i crediti residui e destinarli ad un acquisto di servizi e beni di entità maggiori.

Gli interventi mirati al welfare aziendale si applicano sul livello di coinvolgimento dei dipendenti, ossia sul loro grado di engagement, di stimolo aggiuntivo durante lo svolgimento delle mansioni e, conseguentemente, sulla loro capacità produttiva: i lavoratori soddisfatti sono anche quelli più propensi a impegnarsi e a svolgere comunemente i propri compiti secondo le modalità e le finalità prestabilite.

Il raggiungimento della soddisfazione delle risorse umane di un’organizzazione è uno degli obiettivi principali di LianeCare, la prima piattaforma di welfare che considera il capitale umano il centro di ogni azione di governance. Il portale offre consulenza e servizi specifici rivolti alla generazione di risultati efficaci sotto il profilo di una forza lavoro impegnata, più produttiva, alla riduzione dei costi e al miglioramento del benessere dei dipendenti.

Welfare aziendale e accordi con i provider

Abbiamo parlato dunque della possibilità di trasformare i crediti residui in attività di welfare. Queste possono essere diverse, sono tanti i provider che sulle loro piattaforme indicano una moltitudine di beni e servizi da poter scegliere. Alcuni di questi neanche prima immaginabili.

Ne è un esempio LianeCare che mette a disposizione servizi come l’assistenza familiare, fornendo figure selezionate di badanti, babysitter, pet-sitter per alleggerire il carico familiare dei dipendenti delle aziende, oltre a prevedere corsi di formazione e supporto psicologico utili a trovare il giusto work life balance. Molti lavoratori riferiscono infatti delle difficoltà nel conciliare i carichi di lavoro con gli impegni familiari. Fornire quindi dei voucher da usare per la gestione dei bisogni di cura, diventa un’occasione per utilizzare i crediti welfare e migliorare la produttività del lavoratore che riesce così ad essere più sereno.

L’insieme di tutte le proposte di welfare aziendale possibili possono fare parte di un piano welfare aziendale che ogni impresa può stabilire, a seconda delle esigenze dei propri dipendenti.

I voucher possono essere motivo di maggiore coinvolgimento del personale verso l’azienda, possono generare un calo dell’assenteismo e una maggiore partecipazione alla vita lavorativa che si traduce in una maggiore produttività finale. Un motivo in più per incentivare a spendere i crediti residui in welfare aziendale per il beneficio di lavoratori e dell’azienda stessa.

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