Risorse umane, lo smart working incide sulla produttività?

Con la nuova  legge di bilancio è stato prorogato fino al 31 marzo lo svolgimento del lavoro in smart working per i lavoratori fragili, anche assegnando loro una diversa mansione (della stessa categoria o inquadramento), senza alcuna riduzione dello stipendio.

Non è prevista alcuna proroga invece per  i lavoratori con figli  con meno di 14 anni che fino al 31 dicembre 2022  si sono potuti avvalere del lavoro agile. 

Nelle imprese che hanno siglato un accordo con i sindacati, i lavoratori sono dovuti rientrare secondo le modalità previste dall’accordo.

Nelle altre imprese invece è stata data priorità alle richieste di smart working provenienti dai lavoratori con figli fino a dodici anni di età, o senza alcun limite di età nel caso di figli disabili o alle richieste dei lavoratori con disabilità grave o dei caregiver.

Tra le sfide che gli HR Manager sono chiamati ad affrontare in questi ultimi anni, senza dubbio c’è la necessità di garantire ai tutti i propri dipendenti una maggiore flessibilità con lo smart working per un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata, ma senza perdere di vista la  produttività dei lavoratori. 

In tal senso, la pandemia da Covid 19 ha accelerato un processo di trasformazione che ha investito non solo la qualità del lavoro, ma anche le capacità  gestionale dei manager e l’autonomia dei dipendenti. Secondo l’ufficio studi di Variazioni, dall’analisi condotta sul 2021, lo smart working non solo incide sulla produttività (registrando un incremento dell’8%), ma sta conducendo il mondo del lavoro ad un vero e proprio cambio di paradigma, dove la riduzione di visibilità verso il proprio responsabile, viene vissuta sempre meno con timore.

I benefici dello smart working e la crescita del lavoro per obiettivi

I dati emersi dallo studio Variazioni dimostrano che grazie allo smart working non si evidenzia solo un aumento della produttività aziendale, ma anche un miglioramento generale del lavoro per obiettivi: basti pensare che nel 2021 la capacità dei manager di monitorare il lavoro a distanza dei dipendenti è cresciuta del 10% e con essa anche la possibilità di valutare l’operato dei dipendenti sulla base dei risultati raggiunti e non del tempo di presenza in ufficio. 

In tal senso, nelle aziende si sta assistendo ad un progressivo cambiamento delle policy di smartworking: viene pianificata la formula ibrida che comprende l’alternanza tra smart working e presenza in ufficio. La presenza, pertanto, assume all’interno di questo nuovo paradigma la necessità di una funzione precisa di condivisione e scambio. 

Secondo lo studio, inoltre, nel 2021 l’89% dei manager (rispetto al 69% del 2020) ha dichiarato che la principale motivazione che spinge a scegliere il lavoro agile è la possibilità di evitare il tragitto casa ufficio.

Flessibilità, il valore chiave del lavoro agile

Se è vero che lo smart working incide positivamente sulla produttività aziendale, è necessario stare attenti a non confonderlo con il semplice telelavoro. Il primo si basa sul concetto fondamentale di flessibilità oraria: il dipendente che lavora in smart working, infatti, non solo non ha restrizioni di luogo, ma spesso regolandosi in accordo con il datore di lavoro può non avere vincoli orari, dal momento che l’orario della sua attività è flessibile e variabile in funzione degli obiettivi. 

Questa evoluzione del lavoro consentirà di sviluppare relazioni manageriali basate sulla fiducia e su una misurazione dei risultati che non ha più niente a che fare con il numero di ore da coprire, ma con gli obiettivi raggiunti. Inoltre, i responsabili aziendali, in questi ultimi anni, hanno imparato a delegare meglio le responsabilità, garantendo maggiore fiducia e autonomia ad ogni singolo lavoratore. 

Alcune aziende in Italia hanno fatto proprio il valore della flessibilità oraria e consentono la possibilità ai propri dipendenti di decidere la sede in cui lavorare, anche in forma ibrida, richiedendo la presenza in azienda solo in alcuni giorni della settimana, ma non tutte hanno compreso a pieno i benefici dello smart working.

Smart working e risorse umane: come migliorare il work life balance

Se nel 2021 si è registrato un lieve miglioramento del work life balance, continuano ad emergere alcuni elementi connessi allo stress e al sovraccarico lavorativo. Da un anno all’altro, sono rimasti costanti i dati sull’eccesso di reperibilità: un manager su quattro, infatti, lamenta un carico di lavoro eccessivo. In tal senso, lo smart working pone le aziende davanti alla necessità di dotarsi dei giusti strumenti per permettere ai propri lavoratori di gestire il costante flusso di informazioni e i diversi account e dispositivi che vengono utilizzati quotidianamente (mail, app, piattaforme di condivisione, social, telefono). Per le aziende diventa quindi decisivo anche l’intervento di psicologi e figure altamente specializzate, come quelle fornite da LianeCare, indispensabili per garantire il giusto supporto al benessere psicologico dei dipendenti. 

La difficoltà del lavoro agile, in molti casi, risiede nell’impossibilità di poter staccare definitivamente dagli impegni lavorativi e godersi il tempo senza rimanere connessi allo smartphone o al pc. Inoltre, soprattutto durante l’emergenza sanitaria, molte persone hanno lavorato da casa in ambienti non predisposti al lavoro e senza gli adeguati strumenti.

Le aziende quindi, non solo devono riconoscere il fenomeno del tecnostress ed impedire il burn-out garantendo la giusta distribuzione dei carichi di lavoro e un supporto efficiente, ma devono cercare soluzioni capaci di ridurre la complessità dei processi e della comunicazione interna e permettere ai propri dipendenti un’esperienza di lavoro gratificante, produttiva e capace di migliorare il benessere della persona e la conciliazione vita-lavoro. In questo senso, per diminuire il carico di stress dei dipendenti caregiver, è importante affidarsi ad operatori specializzati come quelli selezionati da LianeCare: badanti, baby sitter e assistenti familiari, professionali e preparati.

Appartenenza, motivazione e il ruolo del welfare

In questo scenario, diventa importante per le aziende coltivare l’appartenenza e la motivazione dei lavoratori attraverso alcuni aspetti fondamentali:

  • Aumentare l’ascolto e favorire percorsi di crescita;
  • Facilitare comunicazione interna;
  • Investire in formazione;
  • Implementare il welfare aziendale.

Sempre secondo la ricerca condotta da Variazioni, i dati hanno mostrato un incremento da 5.5 a 6.3 su una scala di punteggio da 1 a 10 per quanto riguarda l’importanza assunta dallo spirito di appartenenza per i manager e i decisori dell’azienda.  Le giornate in ufficio, quindi, sono momenti di aggregazione e condivisione dei valori dell’organizzazione, che possono essere coltivati attraverso momenti di formazione. Lo smart working, in questo senso, diventa la leva essenziale per aumentare la produttività e il benessere dei dipendenti.

Il welfare diventa uno strumento fondamentale per garantire il giusto equilibrio tra vita privata e vita lavorativa ai dipendenti aziendali.  Ci sono, infatti, azioni ben definite che l’azienda può attuare per valorizzare la dimensione personale dei dipendenti, contribuendo a fornire un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni. Dal supporto psicologico, all’assistenza per i dipendenti caregiver, ma anche sanità e formazione: tutti questi aspetti possono contribuire a fare la differenza nella vita di ogni lavoratore.

LianeCare è attiva nel campo dello sviluppo dei servizi di welfare rivolti alle aziende e fornisce un supporto professionale capace di migliorare la qualità della vita dei lavoratori. Grazie ad una piattaforma pensata per i dipendenti, le aziende possono fornire il giusto benessere psicologico al proprio team e i dipendenti possono avvalersi di assistenti familiari selezionati e della consulenza psicologica dei professionisti per ridurre il rischio di burnout.

Share This