21 Aprile 2023 |

Settimana lavorativa corta può migliorare il work life balance?

La concezione del tempo trascorso sul posto di lavoro è cambiata nel corso della storia e continua a variare tra le varie parti del mondo. Infatti, ciò che oggi consideriamo come un quantitativo di ore lavorative “naturale” è una concezione relativamente nuova. 

Nel XIX secolo, la giornata lavorativa poteva durare da 10 a 16 ore e si svolgeva generalmente per sei giorni a settimana.

Negli anni ’20 del secolo scorso, Henry Ford fu uno dei primi imprenditori a introdurre una settimana lavorativa di cinque giorni e otto ore al giorno nelle sue fabbriche automobilistiche, con l’obiettivo di aumentare la produttività e i profitti aziendali. Questa decisione si dimostrò un grande successo e fu seguita da altre aziende che adottarono un modello di lavoro simile. Negli anni ’30, invece, le fabbriche della Kellogg’s negli USA ridussero la giornata lavorativa a sei ore al giorno e notarono un calo degli incidenti sul lavoro del 41%. Queste iniziative dimostrarono che una settimana lavorativa più corta non solo aumentava la felicità dei lavoratori, ma anche la produttività dell’azienda.

Negli ultimi tempi, la sperimentazione della settimana corta, ovvero un modello organizzativo basato su 4 giorni lavorativi su 7, anziché i tradizionali 5, ha suscitato un vivo dibattito e aperto a nuove possibilità. Questo tipo di esperimento, che prevede un passaggio da una media di 40 ore settimanali a 35 ore, senza diminuzione di stipendio, ha prodotto risultati interessanti. Il caso più noto riguarda l’Islanda, dove la sperimentazione ha coinvolto 2.500 lavoratori tra il 2015 e il 2019, dimostrando che lavorare quattro giorni settimanali, con stipendio invariato, non solo non comporta una diminuzione della produttività, ma addirittura talvolta la aumenta.

Settimana corta, i Paesi a confronto

Le comparazioni internazionali mettono in evidenza che lavorare molte ore non è necessariamente sinonimo di una forte economia. Al contrario, sembra che i Paesi che lavorano meno ore abbiano livelli di produttività più elevati e una maggiore ricchezza pro capite. Questo suggerisce che il tempo trascorso al lavoro non è l’unico fattore che determina il successo economico. Ci sono molte variabili da considerare, come la formazione dei lavoratori, l’efficienza produttiva e la tecnologia utilizzata. 

Alcuni paesi europei come Germania, Paesi Bassi e Norvegia, che lavorano meno ore, hanno livelli di produttività più alti e una maggiore quantità di ricchezza per persona. Al contrario, paesi come la Grecia, che lavorano molte ore, hanno una produttività bassa. Inoltre, il Regno Unito, che lavora molte ore, ha una produttività del 26,7% inferiore rispetto alla Germania. Allo stesso modo, il Giappone ha un’economia caratterizzata da lunghe ore di lavoro e si stima che 10.000 lavoratori muoiano ogni anno per “superlavoro”, un fenomeno comunemente definito con la parola giapponese “karoshi“.

Il rapporto Employer Brand Research di Randstad del 2021 ha rivelato che in Italia, la flessibilità sul posto di lavoro è diventata una priorità per i lavoratori che desiderano gestire in modo più autonomo il proprio tempo e raggiungere un equilibrio tra vita privata e lavoro. Infatti, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulle cessazioni di lavoro del secondo trimestre del 2021, la crescita tendenziale in Italia è stata del +43,7%, ovvero 484.000 dimissioni volontarie, il che suggerisce che sempre più lavoratori cercano modi alternativi per soddisfare le loro esigenze di lavoro e vita privata.

La crescente tendenza alla cessazione volontaria del lavoro in Europa e negli Stati Uniti è dovuta a diverse ragioni, tra cui lo stress e la stanchezza, ma anche la volontà di gestire il proprio tempo in modo più equilibrato, preservando il proprio benessere e work-life balance.

settimana lavorativa corta può migliorare il work life balance

Le intenzioni degli italiani

Il modulo della settimana corta sta diventando sempre più popolare tra i lavoratori italiani, poiché rappresenta l’ipotesi che consentirebbe di gestire meglio l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Tuttavia, al momento solo il 5,9% della popolazione lavorativa può usufruire di questo beneficio. Nonostante ciò, stanno emergendo diversi progetti pilota e proposte che mirano a implementare questo sistema, spinti non solo dalle esigenze dei lavoratori ma anche dalla necessità di ridurre i costi energetici.

Secondo uno studio condotto dall’ADP Research Institute, denominato “People at Work 2022: A Global Workforce View“, che ha coinvolto circa 33.000 lavoratori in 17 paesi, il 56% degli italiani sarebbe favorevole alla settimana lavorativa da 4 giorni, con un impegno di lavoro giornaliero di 10 ore.

Contemporaneamente, il 35% dei lavoratori italiani sarebbe disposto a ridursi lo stipendio pur di ottenere un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Ciò significa che molti dipendenti ritengono che il tempo libero e la flessibilità siano importanti quanto il salario. Inoltre, il 26% degli intervistati sarebbe disposto ad accettare una riduzione media del 9,9% dello stipendio se ciò garantisse loro la possibilità di decidere autonomamente come strutturare le ore di lavoro, anche senza una riduzione dell’orario settimanale.

Quali sono i vantaggi?

La promessa di una settimana lavorativa corta può portare vantaggi significativi sia per i lavoratori che per le aziende.

  • Uno dei principali vantaggi è l’incremento della produttività e della competitività dell’azienda. Con meno stress, i lavoratori riescono a conciliare meglio il lavoro con la vita privata, il che si traduce in una maggiore dedizione al lavoro e quindi in una maggiore produttività. Ciò significa che l’azienda potrebbe ottenere migliori risultati con meno ore lavorative;
  • Inoltre, una settimana lavorativa corta potrebbe anche portare ad un aumento della motivazione e della soddisfazione dei lavoratori. Con meno ore di lavoro, le persone avranno più tempo libero da dedicare alla famiglia, agli amici, agli hobby e ad altre attività che possono contribuire a migliorare il loro benessere emotivo. Questo aumento della soddisfazione e della motivazione potrebbe a sua volta portare ad un aumento della produttività e della qualità del lavoro;
  • Un’altra conseguenza positiva di una settimana lavorativa corta potrebbe essere l’aumento dell’employer branding e del talent retention. Quando i lavoratori sono soddisfatti del loro lavoro e hanno un buon equilibrio tra vita privata e lavoro, sono più propensi a parlare positivamente dell’azienda e a voler rimanere al suo interno. Ciò potrebbe anche aiutare l’azienda ad attirare nuovi talenti, specialmente tra i giovani più meritevoli;
  • Infine, una settimana lavorativa corta potrebbe anche portare ad una maggiore equità all’interno dell’azienda. Quando tutti i lavoratori hanno la possibilità di conciliare meglio il lavoro con la vita privata, ciò potrebbe contribuire a creare un ambiente di lavoro più inclusivo e a garantire che tutti abbiano le stesse opportunità. Inoltre, l’azienda potrebbe anche pensare di assumere un diversity manager o di erogare welfare aziendale per garantire una maggiore equità nella distribuzione delle risorse e nell’accesso alle cariche manageriali.

È fondamentale per le aziende identificare e soddisfare le esigenze dei dipendenti, utilizzando strumenti adeguati per creare piani aziendali personalizzati in grado di migliorare il benessere del personale e aumentare la produttività. Solo in questo modo si può creare un equilibrio tra lavoro e vita privata per tutti.

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