Tipi di welfare aziendale e come creare un piano welfare

In questo articolo andremo ad approfondire i tipi di welfare aziendale disponibili, per poi definire come creare un piano di welfare adatto ai dipendenti della tua azienda.

Se ti occupi di gestione e valorizzazione delle Risorse Umane troverai tutte le risposte ai tuoi interrogativi su come creare il piano giusto per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, come ad esempio il rafforzamento della fiducia nell’azienda e l’aumento della produttività.

Tipi di welfare aziendale: quali sono

Puoi attivare per i tuoi dipendenti un piano welfare su base volontaria oppure attraverso un regolamento aziendale o, ancora, in base al Contratto Collettivo Nazionale al quale la tua azienda ha aderito. Queste, sono le tre fonti di welfare.  

A seconda della fonte di welfare (volontario, regolamento aziendale o CCNL), possiamo distinguere:

  • welfare contrattuale;
  • conversione Premio di Risultato in welfare;
  • welfare individuale;
  • welfare premiale;
  • welfare volontario (noi di Lianecare possiamo offrire contenuti innovativi e servizi a moduli personalizzabili per le aziende interessate a questa tipologia)
  1. Il welfare contrattuale

Il welfare contrattuale è costituito dai beni e dai servizi erogati a favore dei dipendenti in base alle disposizioni del Contratto Collettivo Nazionale applicato dall’azienda.

2. La conversione del Premio di Risultato in welfare

Il Premio di Risultato è la quota aggiuntiva alla retribuzione riconosciuta ai dipendenti che raggiungono determinati obiettivi e può essere convertito in welfare a determinate condizioni:

  • deve essere espressamente indicato nel Contratto Collettivo Nazionale al quale l’azienda ha aderito;
  • il dipendente deve accettare la conversione del Premio in servizi welfare (parzialmente o totalmente).

Ricorrendo le due condizioni anzidette, il premio convertito in prestazioni welfare non è soggetto a tassazione né per il dipendente, né per l’azienda purché l’importo del premio non superi la somma di Euro 3.000,00 lordi e la retribuzione del dipendente nell’anno precedente non sia abbia ecceduto l’importo di Euro 80.000,00 (importi superabili se il lavoratore non scelga forme di welfare quali l’assistenza sanitaria integrativa e la previdenza complementare)

3. Il welfare individuale

In questo caso si fa riferimento alla possibilità di riconoscere ai singoli lavoratori tre tipologie di beni e di servizi di welfare:

  1. Fringe benefit
  2. Previdenza complementare
  3. Interessi su mutui e finanziamenti

Il vantaggio in questo caso è costituito dalla libertà di selezionare i beneficiari. Il limite è invece determinato dai vincoli previsti dalla normativa vigente sugli importi massimi usufruibili da ciascun lavoratore che nel caso dei  fringe benefit sono esenti da tassazione fino a 258,23 euro annui mentre i versamenti alla previdenza hanno un limite massimo di 5.164,57 euro all’anno. Per quanto riguarda gli interessi sui mutui e sui finanziamenti non è previsto alcun limite.

4. Il welfare premiale

L’azienda offre beni, servizi o prestazioni welfare a tutti o a specifiche categorie di lavoratori in aggiunta alla normale retribuzione attraverso un regolamento aziendale che deve essere reso noto a tutti i lavoratori e che è vincolante per l’azienda per tutta la sua durata. Ciò che caratterizza questa tipologia di welfare è il fatto che il premio non è legato alla performance dei dipendenti, ma al conseguimento di risultati positivi. Maggiori informazioni in merito sono specificate nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.55 del 25.09.2020.

5. Welfare volontario

L’azienda realizza un piano di welfare indipendentemente dal CCNL e da un regolamento aziendale attraverso l’erogazione di servizi, beni o prestazioni che rientrano nelle categorie previste dall’articolo 100 Testo Unico Imposte sui Redditi (TIUR) quali, le spese per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o religiosa.

Come si crea un piano di welfare: analisi e obiettivi

Ora che abbiamo analizzato le caratteristiche di tutte le tipologie di welfare, capiamo meglio come utilizzarle ed integrarle per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Il punto di partenza per creare un buon piano di welfare consiste nel partire dai bisogni reali dei lavoratori. Un audit sulla popolazione aziendale e sulle sue necessità è il primo passo da compiere per capire quali servizi di welfare aziendali possono essere percepiti come realmente premianti dai dipendenti.

Noi di LianeCare, ad esempio, abbiamo creato AuditCare, lo strumento che consente di misurare il carico di responsabilità assistenziali dei dipendenti caregiver che lavorano, in modo da individuare i servizi di welfare aziendale più adatti da attivare.

In questa prima fase, oltre ad analizzare l’ambiente aziendale che ci circonda, bisogna fare una riflessione interna attenta e accurata per comprendere gli obiettivi che con il piano di welfare si intendono conquistare. 

Ecco alcune finalità che possono essere raggiunte con un piano di welfare aziendale mirato:

  • Attrarre nuovi talenti
  • Migliorare la brand reputation
  • Migliorare la work-life integration
  • Potenziare la produttività
  • Aumentare l’engagement dei dipendenti

Una volta analizzati bisogni e obiettivi, diventa fondamentale conoscere i costi che si possono sostenere per l’attivazione del piano di welfare e quali sono i KPI che andranno monitorati per definire se i risultati sono stati raggiunti.

Come progettare le azioni per i piani di welfare aziendale

Il successo di un piano di welfare aziendale dipende molto dalla capacità dell’azienda di raggiungere obiettivi concreti e misurabili offrendo ai dipendenti beni e servizi di cui hanno realmente bisogno. È dunque necessario in questa fase costruire il giusto mix di servizi e benefit percepiti davvero come utili. Che si tratti di buoni pasto, polizze di assicurazione, servizi di assistenza familiare (ad esempio babysitter, badanti o colf messi a disposizione del dipendente), l’importante è che il dipendente percepisca questi servizi come davvero utili nella sua quotidianità.

Come monitorare i risultati di un piano di welfare

L’ultimo step consiste nel monitorare il raggiungimento degli obiettivi prefissati in fase di analisi. Bisogna analizzare da una parte se sono stati ottenuti i risultati che l’azienda si era prefissata nel momento della creazione del piano di welfare, dall’altra se i dipendenti hanno goduto dei servizi e ne sono rimasti soddisfatti.

Il monitoraggio deve essere periodico in modo da poter ottimizzare la strategia inizialmente stabilita e ottimizzare le risorse investite, mirandole ai beni e servizi che consentono di avvicinarsi maggiormente al raggiungimento degli obiettivi.

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