Welfare aziendale, vantaggi fiscali e sgravi: requisiti d’azienda

Spesso si sottovalutano i vantaggi che offre un piano di welfare aziendale ben strutturato, sia per i dipendenti che per le aziende. Per incrementarne e incentivarne l’utilizzo, infatti, sono previsti importanti sgravi fiscali per le aziende: oltre alla totale deducibilità fiscale ai fini IRES e IRAP, anche un risparmio contributivo sul costo del personale. 

In questo articolo, vedremo insieme in cosa consistono i vantaggi fiscali e gli sgravi lato welfare ma, prima di proseguire, facciamo una veloce panoramica di contesto sulle leggi che regolamentano il welfare.

Sono le leggi di Bilancio 2016, 2017 e 2018 ad aver avuto un ruolo fondamentale per la definizione normativa in materia di welfare aziendale, vantaggi fiscali e sgravi, nonostante il principale riferimento sia ancora il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR)

Qui, nell’articolo 51 del Capo IV del titolo 1 si possono trovare le categorie dei beni e servizi che vengono erogate ai dipendenti senza concorrere a formarne il reddito da lavoratore dipendente. Non solo: questi servizi sono anche deducibili dal datore di lavoro ai fini Ires e Irap.  

Piano Welfare aziendale e deducibilità per l’azienda

Tra i vantaggi per l’azienda che decide di puntare su un piano di welfare aziendale c’è la possibilità di dedurre dall’imponibile del reddito d’impresa i costi dei beni e servizi offerti ai dipendenti. Cosa significa? Riducendo l’importo su cui calcolare le aliquote, si riducono inevitabilmente anche le tasse. 

Le principali imposte a cui sono soggette le imprese, infatti, sono l’IRES (l’imposta sul reddito delle società) e l’IRAP (l’imposta regionale sulle attività produttive). Mentre la prima è stata istituita con il decreto legislativo n. 344/2003 e prevede un’aliquota fissa del 24%, l’IRAP è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446 ed è l’unica imposta a carico delle imprese proporzionale al fatturato e non applicata all’utile: in questo caso l’aliquota è del 3,9%.

Attenzione però, i vantaggi fiscali cambiano a seconda del tipo di contributo welfare che l’azienda decide di erogare, dal momento che ne esistono di due diverse tipologie: il welfare aziendale previsto dal CCNL e quello unilaterale. 

Welfare aziendale e CCNL: quali sono gli sgravi previsti?

Il contributo welfare previsto dal contratto collettivo nazionale (CCNL) è obbligatorio per l’azienda, per la somma prevista dal CCNL. Sono diversi i settori in cui questi piani sono previsti, come per esempio:

  • Metalmeccanico;
  • Orafi;
  • Argentieri;
  • Gioiellieri;
  • Turismo;
  • Esercizi pubblici;
  • Ristorazione;
  • Telecomunicazioni.


Per tutti questi CCNL i costi sono deducibili al 100%.

Welfare unilaterale e vantaggi fiscali: cosa è previsto?

Il welfare unilaterale, invece, è una tipologia di welfare che prevede che sia l’azienda a stabilire quali tipologie di contributi dare ai suoi dipendenti. In questo caso preciso, questa può beneficiare della deducibilità al 100% per gli importi sostenuti previsti dalla soglia dei fringe benefit (ovvero 516,46 euro per il 2021, mentre la soglia prevista dalla normativa è 258,23 euro). Tra i fringe benefits più comuni si trovano, per esempio:

  • l’auto aziendale;
  • il cellulare aziendale;
  • i buoni acquisto;
  • i buoni pasto;
  • l’assistenza sanitaria;
  • polizze assicurative.

L’azienda può ottenere anche un vantaggio fiscale nel caso in cui decida di erogare dei contributi welfare previsti come obbligo all’interno di un regolamento aziendale: in questo caso è possibile dedurne il costo al 100%. Se invece non sussiste un regolamento aziendale, la deducibilità sarà pari al 5 per mille del costo del lavoro, secondo quanto inserito nell’ultimo bilancio d’esercizio.

Welfare aziendale e risparmio sul costo del personale 

Perché un’azienda dovrebbe prevedere un piano di welfare aziendale? Vantaggi fiscali e sgravi non si limitano alla completa deducibilità di queste spese dalle tasse, ma un altro aspetto importante da considerare è il risparmio sui costi del personale

Il welfare aziendale, infatti, è un elemento che si aggiunge alla busta paga ma rispetto al premio in busta paga, se il welfare aziendale rispetta pienamente alcune condizioni, permette di garantire all’azienda anche l’esenzione della contribuzione INPS, INAIL e TFR.

Se per esempio ad un dipendente viene erogato un premio di 2000 euro in busta paga, i contributi a carico dell’azienda saranno circa 800 euro, ma se invece del premio in busta vengono offerti servizi di welfare aziendali pari allo stesso importo, questi 800 euro di contribuzione vengono risparmiati dall’azienda (e con questi anche gli oneri previsti a carico del lavoratore, dal momento che viene eliminato il cuneo fiscale).

I vantaggi fiscali e gli sgravi connessi al welfare aziendale non riguardano solo l’azienda, ma anche il dipendente, dal momento che per quest’ultimo è prevista la detassazione totale dei beni e dei servizi che vengono ricevuti nell’ambito del piano di welfare aziendale. Non importa se siano stati introdotti dall’azienda o siano stati negoziati (come avviene nella conversione del premio in welfare): in ogni caso il cuneo fiscale sulle iniziative di welfare è azzerato ed il valore del welfare è escluso dall’imponibile dell’Irpef. 

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